Un fegato sano ha circa il 5-6% di contenuto di grasso. Si ha steatosi epatica quando il contenuto di grasso nel fegato supera questo valore.

Gli ultrasuoni, la metodica più comune per diagnosticare la steatosi epatica, possiedono solo il 70% di sensibilità nell’individuare un contenuto anormale di grasso nel fegato, e la sensibilità è ancora più bassa in pazienti obesi.

La biopsia epatica invece, anche se accurata, è invasiva e non esente dal rischio di complicazioni anche gravi. Perciò essa è poco utilizzabile in pazienti che devono essere monitorati nel tempo. Inoltre, essa riesce a valutare solo una piccola frazione del fegato, e quindi  l’errore può essere anche molto significativo in pazienti con un deposito eterogeneo di grasso.

Venendo alle tecniche RM, la spettroscopia può valutare la quantità di grasso nel fegato, ma come la biopsia riesce a valutare solamente una piccola porzione di tessuto e richiede tempi di misura piuttosto lunghi.

Anche il metodo Dixon (2 o 3 punti) richiede una poco veloce acquisizione di immagini “in fase” ed “in opposizione di fase” per ottenere immagini acqua/grasso, e quindi in definitiva solo una valutazione “qualitativa” del contenuto di grasso nel fegato.

I ricercatori della QMRI Tech hanno sviluppato un tecnica che consente una misura RM “quantitativa” del contenuto di grasso nel fegato, in particolare una misura della densità protonica della frazione di grasso (“Proton Density Fat-Fraction”). La tecnica comprende un appropriato protocollo di imaging con sequenze RM dedicate ed un software di elaborazione delle immagini progettato e realizzato appositamente.

Un’altra utilità di questo software è la capacità di calcolare mappe di T2*, una misura del contenuto di ferro nel fegato, un parametro chiave nella gestione di pazienti con emocromatosi.

Questa tecnica “quantitativa” molto avanzata utilizza un metodo cosiddetto “multi-echo”, “multi-peak” in una singola acquisizione in “breath-hold”, tenendo quindi conto della complessità dello spettro RM del grasso epatico (“Complex-based Chemical Shift Technique”). *

Potenzialmente essa può essere utilizzata anche per altri distretti corporei come il pancreas, muscoli scheletrici, etc.

E’ un metodica non invasiva, veloce, affidabile e soprattutto, mentre le differenti case costruttrici di apparecchiature RM misurano il contenuto di grasso con differenti tecniche, la sua forza è la riproducibilità della misura effettuata anche su differenti scanner (Philips, GE, Siemens) con diversa intensità di campo magnetico (1.5T e 3T).

In pratica, i pazienti possono fare l’esame presso diversi centri o con differenti sistemi RM, mentre i risultati delle misure possono essere confrontati fra loro. Ciò permette di effettuare facilmente degli studi di tipo multicentrico su differenti scanner con diversi protocolli di imaging.

Liver Proton Density Fat-Fraction
Liver Proton Density Fat-Fraction

* Riferimenti:

  1. Quantitative assessment of liver fat with magnetic resonance imaging and spectroscopy. Reeder SB, Cruite I, Hamilton G, et al. Journal of Magnetic Resonance Imaging 2011; 34: 729–49.
  2. Combination of Complex-Based and Magnitude-Based Multiecho Water-Fat Separation for Accurate Quantification of Fat-Fraction. Yu H et al. Magnetic Resonance in Medicine 2011; 66: 199–206.
  3. Radiologic evaluation of nonalcoholic fatty liver disease. Lee SS, Park HS. World J Gastroenterol. 2014 Jun 21; 20(23): 7392–7402.
  4. Translational Research Methods for Diabetes, Obesity and Cardiometabolic Drug Development: A Focus on Early Phase Clinical Studies. Authors: Krentz AJ, Heinemann L, Hompesch M. Springer 2015.